Un riconoscimento al valore e alla professionalità del movimento regionale: due tecnici abruzzesi hanno fatto parte dello staff della scherma ai recenti Giochi del Mediterraneo, portando sulla scena internazionale competenza, esperienza e passione.
L’Abruzzo della scherma si è ritagliata uno spazio di prestigio ai recenti Giochi del Mediterraneo, grazie alla convocazione di Damiano Di Marco e Amedeo Calò** nel ruolo di Tecnici delle Armi. Un incarico di grande responsabilità, che testimonia la qualità del lavoro svolto quotidianamente nelle società schermistiche regionali e conferma come, anche lontano dai riflettori delle pedane, il movimento abruzzese sia capace di esprimere professionalità di livello internazionale.
Il Tecnico delle Armi rappresenta una figura fondamentale nel moderno ecosistema della scherma. È colui che garantisce efficienza, precisione e sicurezza dell’attrezzatura, intervenendo affinché ogni atleta possa affrontare l’assalto nelle migliori condizioni possibili. Un lavoro spesso silenzioso, ma determinante per il regolare svolgimento delle competizioni, soprattutto quando il livello tecnico e organizzativo sale fino agli appuntamenti internazionali.
Per Damiano Di Marco, la convocazione ha rappresentato un motivo di particolare orgoglio, dopo l’esperienza maturata lo scorso anno a Genova in occasione dei Campionati Europei. «Essere convocato come Tecnico delle Armi ai Giochi del Mediterraneo è stato sicuramente un orgoglio personale», racconta Di Marco. «Avevo già fatto un’esperienza di gare internazionali lo scorso anno a Genova in occasione dei Campionati Europei, ma sicuramente questi Giochi mi hanno portato un arricchimento sociale e culturale differente».
Tra gli aspetti che più lo hanno colpito c’è stata anche la partecipazione del pubblico, elemento tutt’altro che scontato in una disciplina nella quale la concentrazione e il silenzio della pedana costituiscono parte integrante dello spettacolo. «Mi ha particolarmente colpito la presenza e il grande coinvolgimento del pubblico presente, cosa non scontata in una gara di scherma», sottolinea.
Dal punto di vista professionale, l’esperienza ha richiesto massima attenzione e una notevole capacità di lavoro di squadra. «Dal punto di vista tecnico è stato sicuramente impegnativo, ma molto soddisfacente nel constatare la buona riuscita di tutte le giornate di gare», spiega Di Marco, che attribuisce il risultato anche alla qualità dello staff e al contributo dei volontari. «È stato merito ovviamente di tutto il gruppo Tecnico, persone con le quali avevo già lavorato in altre occasioni di gare Nazionali, e di tutti i volontari presenti».
La sua storia racconta, inoltre, quanto la scherma possa diventare un percorso capace di coinvolgere progressivamente anche chi vi si avvicina inizialmente da genitore. «Personalmente mi sono avvicinato alla scherma come genitore, ma poi sono stato coinvolto sempre di più, prima come tecnico delle armi in società e poi come dirigente», racconta Di Marco. Da qui un messaggio rivolto all’intero movimento: «Diamo tutti una mano per far conoscere sempre di più questo splendido sport, soprattutto nella nostra Regione».
Per Amedeo Calò, i Giochi del Mediterraneo hanno invece rappresentato il primo vero banco di prova internazionale nel ruolo di Tecnico delle Armi, dopo le esperienze maturate nelle competizioni regionali e nazionali. «È stata la mia prima esperienza a livello internazionale come tecnico e non come tirocinante», spiega Calò. Un passaggio importante all’interno di un percorso professionale che ha consentito di confrontarsi direttamente con una dimensione della scherma diversa per ritmi, organizzazione e livello degli atleti.
Un’esperienza intensa, anche sul piano umano. «Anche se molto faticosa, mi ha sicuramente arricchito dal punto di vista dei rapporti personali che ho avuto con gli altri tecnici, con il personale a supporto e con gli atleti internazionali presenti», racconta.
Ma è soprattutto il confronto tecnico ad aver lasciato un segno significativo. «Mi ha fatto scoprire nuove sfaccettature di questo mestiere che, non sembra ma è fondamentale in una gara di scherma», evidenzia Calò, richiamando l’attenzione su una componente spesso poco conosciuta dal grande pubblico ma indispensabile affinché una competizione possa svolgersi con regolarità, tempestività e rispetto delle regole.
Anche per Calò, l’approdo alla scherma è nato da un’esperienza familiare e dal desiderio di sostenere la propria palestra, trasformandosi nel tempo in una vera passione. «L’opportunità che mi è stata data, e che spero possa ripetersi, rappresenta per me un motivo di orgoglio. Tutto questo arriva dopo un percorso iniziato come genitore per dare supporto alla palestra, che però mano a mano è diventato una passione».
Le testimonianze di Di Marco e Calò raccontano dunque una scherma che va ben oltre il gesto atletico dell’assalto. Dietro una stoccata, dietro un apparecchio che segnala correttamente una botta, dietro una pedana pronta ad accogliere gli atleti, esiste una filiera di competenze indispensabili. E la presenza di due professionisti abruzzesi ai Giochi del Mediterraneo dimostra come il movimento regionale possa offrire un contributo qualificato anche ai massimi livelli della competizione internazionale.
Un risultato che assume un valore ancora maggiore in prospettiva futura. La crescita della scherma passa infatti anche dalla capacità delle società di coinvolgere famiglie, dirigenti, tecnici, volontari e appassionati, creando una comunità sportiva nella quale ciascuno possa mettere a disposizione competenze e tempo.
«Consiglio a chiunque abbia a che fare con il mondo della scherma di viverlo a pieno e, per quanto possibile, dare un supporto alle proprie palestre per far conoscere e crescere uno sport bello, che dà opportunità di conoscere sempre nuove persone», conclude Calò.
Dalle pedane regionali alla ribalta dei Giochi del Mediterraneo, il percorso di Damiano Di Marco e Amedeo Calò rappresenta così un esempio concreto di come passione, disponibilità e competenza possano trasformarsi in una professionalità di assoluto rilievo. Per la scherma abruzzese, una presenza internazionale che vale come riconoscimento del presente e, soprattutto, come investimento sul futuro.









